1 – Gli anni della formazione
Il Centro Veterinario Milanese nasce dall’incontro tra me e Gianni Bonfiglio.
Entrambi siamo iscritti alla Facoltà di Veterinaria dell’Università di Milano, come allievi interni di Ostetricia e Ginecologia, dove ci formiamo sotto la guida del Professor Michele Addis: grande veterinario ippiatra, esperto di cavalli, con forte specializzazione clinica e chirurgica, esigente, figura centrale nella nostra crescita professionale.
In quanto allievi interni partecipiamo fin da subito, direttamente, all’attività pratica: visite, ricoveri, chirurgie, emergenze, assistenza ai professori, gestione clinica dei casi. È una formazione molto più intensa e concreta rispetto a quella dello studente “normale”.
La laurea arriva nel 1969. Subito dopo scegliamo la libera professione: cavalli, cani e gatti. Lo facciamo in un momento storico in cui la medicina degli animali da compagnia è ancora poco strutturata.
Le strade si dividono temporaneamente: Bonfiglio parte per il servizio militare ed io inizio a lavorare in un ambulatorio microscopico, ricavato nella sala d’attesa del sig. Carlo, un tosatore che non vende animali.
Dopo poco più di un anno apro il primo ambulatorio a Milano: gestito esclusivamente da un veterinario, senza tosatori o venditori di animali. La decisione appare molto azzardata nell’ambiente, ma il bagaglio che l’internato mi ha trasmesso è di qualità superiore rispetto a ciò che vedo nella pratica ordinaria.
In pochi anni, essendo anche tornato dall’esercito il tenente Bonfiglio, l’ambulatorio di Via Edolo 2 fiorisce e ospita diversi colleghi e studenti che vengono a vedere chirurgia e clinica condivise con entusiasmo.
All’epoca, i veterinari che in Italia si dedicano agli animali d’affezione hanno un’unica associazione, piuttosto corporativa, che fornisce un servizio di assistenza notturna tramite segreteria telefonica: un messaggio comunica il numero del collega di turno disponibile fino al mattino. Mi sembra poco per Milano.
2 – Otto galline e un pronto soccorso
L’idea di offrire a Milano un servizio migliore e innovativo cresce e decido di iniziare alcuni passi concreti. Un giorno compro una copia del Corriere della Sera e leggo: “Affittasi villa bifamiliare a Cologno Monzese, Tangenziale Est, uscita Cologno Sud” (oggi uscita Cologno Ovest).
Corro a vederla e nel giardino trovo otto galline e i due proprietari, già nonni… Mi piace ciò che vedo: “Qui ci sarà un pronto soccorso veterinario che ami gli animali più del denaro”.
Inizio le trattative per la casa e, dopo pochi giorni, noto che le galline sono diventate cinque… Chiarisco subito che le considero comprese nel canone d’affitto.
Forse mi sto solo accontentando di rivederle mentre cerco il modo di organizzare l’ambizioso progetto di un pronto soccorso, ma la clausola che prevede la presenza delle galline compare nel primo contratto stipulato con il figlio dei proprietari della villa, il sig. Luigi Bergamo.
E così nel 1976 nasce il Centro Veterinario Milanese, anche detto CVM.
3 – Il modello CVM: quattro veterinari e nessun orario
Ma l’ambizione mia e di Bonfiglio di creare un pronto soccorso non è per niente facile da organizzare.
Nell’ambulatorio in Via Edolo 2, Bonfiglio ed io siamo soci alla pari, per vocazione. E anche al CVM vogliamo mantenere la stessa impostazione senza rinunciare a Via Edolo.
In Edolo io lavoro al mattino e Gianni copre il pomeriggio. Io continuo a dedicare i pomeriggi al micro-ambulatorio del sig. Carlo, il tosatore. Per prima cosa devo trovare qualcuno che possa sostituirmi lì. Penso a Ivana D.F., che riceve già cani e gatti all’inizio di Via Padova, e le offro questa collaborazione.
Per il nuovo pronto soccorso CVM ci sembra corretto trovare un’altra coppia di veterinari che completi la suddivisione dei turni necessari tra me e Gianni: vogliamo avere sempre due veterinari presenti.
La scelta cade su un giovane collega, Tiziano M., che viene già in Via Edolo ad aiutarci assistendo alla chirurgia e intanto si adopera per trovarsi un socio da aggiungere al suo piccolo ambulatorio in zona Fiera. Il secondo nuovo socio sarà Luciano C., assistente di Anatomia alla Facoltà di Veterinaria di Milano.
Adesso che siamo in quattro, a ciascuno di noi spetta mezza giornata nel proprio ambulatorio milanese e l’altra mezza al CVM.
Al CVM tutti facciamo le notti: una notte a testa di guardia, la successiva a casa, ma con reperibilità per le emergenze chirurgiche. Il mercoledì tutti presenti per la chirurgia di routine. La quarta notte è libera. Dal quinto giorno si inizia la programmazione del weekend: sempre in coppia fino alla domenica mattina; il pomeriggio ci si alterna nella reperibilità.
Per fare le notti avevamo una branda militare ai piedi della scrivania dell’ambulatorio più grande.
4 – Un cane senza pregiudizi
All’epoca la Protezione Animali di Monza è in rapporti stretti con l’ambulatorio di Via Edolo e non ho alcun dubbio che la comparsa di un cicciotto incrocio di boxer tigrato sul praticello di fronte al CVM abbia come artefice la mia meravigliosa amica Gemma N., raffinata protettrice di animali e “mente ingegnosa” dell’ENPA di Monza.
Il cagnolone un giorno compare dal nulla… sotto la pianta nella grande aiuola di fronte al CVM… e ha un’aria irresistibile.
In pochi minuti il giardinetto si riempie di piatti di plastica colmi di cibo portati dai vicini, che riconoscono subito in lui la vocazione di un cane insaziabile.
Gli diamo subito il nome Ben. E lui entra. È dentro. In giardino. Con i polli.
Nessun pregiudizio da parte sua nei confronti dei polli, anzi! Infatti accade presto qualcosa che modifica per sempre il nome del cucciolone.
La coabitazione con i pennuti si apre con una scena singolare: Ben ha una passione inimmaginabile. Ama coccolare le galline, abbracciandole tra le zampe anteriori e leccandole. Il gesto è sinceramente affettuoso, ma decisamente poco apprezzato dal pollame.
Non possiamo fare a meno di completare il nome di Ben aggiungendo il suffisso “Pollo”. E così Ben Pollo lo accompagna per tutta la sua lunga vita avventurosa.
Pollo non arriva al CVM con un ruolo definito: si muove libero tra ingresso, giardino e ambulatorio e costruisce rapidamente una relazione molto chiara con l’ambiente… e con le galline. La scena è quotidiana, sempre la stessa, con piccole variazioni sul tema: il cane si avvicina al pollaio con entusiasmo evidente, sceglie una gallina, la circonda con le zampe anteriori e cerca un contatto affettuoso, quasi protettivo. Le galline, dal canto loro, non condividono affatto l’interpretazione del gesto. Ne nasce una dinamica costante fatta di inseguimenti brevi, pause improvvise e ripartenze.
Ben Pollo mantiene comunque le sue abitudini: aborre la cuccia ed è votato alle fughe verso la libertà, che si procura ogni mattina con finte ripetute per schivare le gambe del giardiniere — finta a destra, finta a sinistra, mille volte di seguito… e poi, alla fine, zac, tra un piede e l’altro. Immancabilmente. Poi esce e va in giro a fare il bullo fino alle due di notte, quando approfitta del veterinario di turno per rincasare lamentando di aver dimenticato le chiavi.
Ben Pollo rimane parte stabile del CVM per molti anni e il suo nome non è solo un soprannome: è la sintesi di una scena quotidiana.
5 – Principessa: la gatta che prende il comando
Un giorno, probabilmente festivo, in un pomeriggio in cui sono da solo, percepisco nettamente un miagolio arrivare dal cancello d’ingresso, chiuso. Non vedo nessuno in attesa, ma il miagolio si ripete. Scendo e apro il cancello.
Ci vuole poco a capire che non si tratta di un gatto qualsiasi (ammesso che esistano gatti qualsiasi…). Il gatto mi guarda dritto in volto, mi saluta con un miagolio diretto, quasi personale, e subito dopo entra con passo deciso.
Sale la scala e inizia una perlustrazione sistematica, stanza per stanza. Entra, osserva, si gira fissandomi e il miagolio che mi rivolge ogni volta mi dà l’impressione di un assenso.
Chi legge penserà che io stia inventando o fantasticando, ma ho un testimone ai miei piedi: Puskin, schnauzer nano a pelo morbido, mio fidatissimo aiuto. Anche lui assiste sbigottito all’ingresso trionfale di colei che non permetterà mai a nessuno di avere dubbi sul nome che le spetta: Principessa.
Da quel momento Principessa decide di restare stabilmente in struttura. In soli tre giorni associa il suono del campanello all’arrivo dei clienti e comprende rapidamente il rituale: tutti devono passare dalla sala d’attesa.
Per un periodo accompagna i visitatori, poi capisce che alcuni umani, dopo aver lasciato il loro animale, tornano a sedersi sulle poltroncine. Quello diventa il segnale per accoccolarsi sulle loro ginocchia. Sceglie spesso quelle del capogruppo e lo assorda di fusa. Gli interventi chirurgici, programmati sempre al mercoledì sera, sono il suo riferimento: non sbaglia mai chi deve essere confortato.
È vero che solo noi umani attribuiamo titoli di intelligenza agli altri esseri viventi, misurandoli sulla base di quanto i loro comportamenti si avvicinino ai nostri; nel caso di Principessa, però, dubbi non ne esistevano per chiunque la vedesse all’opera.
Ricordo quella volta in cui Principessa andò ad accogliere un esile umano con due pastori tedeschi al guinzaglio. I due cani, alla vista della micia che si avvicinava, mostrarono immediatamente di saper abbaiare e ringhiare con aria furiosa. Fu allora che vidi la micia ingigantirsi all’improvviso, il pelo si era gonfiato a dismisura e lei, superando il baccano prodotto dai due cani, si era lanciata all’attacco!
Fu estremamente convincente: il duo canino cercò immediatamente salvezza nella fuga… ma c’erano i guinzagli e così l’umano che li teneva e non fece in tempo a mollare la presa: nel giro di pochi secondi l’uomo si ritrovò nell’erba del giardinetto di fronte, trascinato malamente!
E poiché sappiamo che l’esperienza migliora le prestazioni del pensiero e Principessa non fa eccezione…bastò solo questo episodio a farle cambiarne definitivamente il comportamento: da quel giorno la micia smise di andare ad accogliere gli ospiti al cancelletto esterno, preferiva attenderli stando sul gradino più alto della scaletta d’ingresso.
Ricordo che la tintoria del cliente volle ventimila Lire per giacca e pantaloni: prezzo onesto.
6 – La rondine che fa primavera
Il CVM, in primavera, permette sempre nuovi incontri. Una sera, una coppia di ragazzi, nella passeggiata di salute del cane, incontra un piccolo rondone: piume e penne, troppo piccolo per affrontare la Libertà. Temporaneamente il nostro gruppo di veterinari, lo adotta. Lo chiamiamo Otto.
Otto è insettivoro, di buon appetito, e ognuno di noi si impegna a cacciare per lui. Lui cresce e tutti siamo ansiosi nell’attesa di poterlo lanciare in alto per permettergli di spiccare il volo che, come si sa, è impossibile iniziare da terra. Siamo tutti pervasi da spirito materno e così immedesimati, ci diamo dentro a nutrirlo e coccolarlo e lui ricambia l’affetto sostituendo con penne con delle belle piume.
Passa il tempo e, ogni tanto, provo a lanciarlo in aria nella speranza di vederlo partire.
Tumpf. Delusione.
E il tempo passa, lui cresce famelico e bello robusto. Arriva agosto e ci viene portato un suo pari, rimasto stordito contro una finestra di vetro trasparente. Per rianimare il suo simile e di pari età, lo stendo sul palmo della mia mano. La sensazione che ne deriva è di sorpresa.
Il nuovo paziente è palesemente un coetaneo, ma il suo peso è come il peso sulla Luna della famosa canzonetta: la metà della metà! Otto, a dieta!!
E infatti, dopo 15 giorni, quando riproviamo a lanciarlo in aria… Otto sbatte le ali e prende il volo! Evita di poco la rete metallica che delimita il giardino e se la fila a caccia di zanzare, …di cui ci vantiamo di essere grandi allevatori!
7 – Galla Placidia e l’albicocco
Il nostro “parco galline” in giardino, ad un certo punto si è estinto ed è sopravvissuto solo il gallo, che esteticamente non ha un piumaggio spettacolare, né è particolarmente corpulento, ma è dotato di una gran voce e, di giorno, è una simpatica presenza.
È estate e iniziano le proteste da parte di qualche vicino che si lamenta del disturbo dato dalla sola qualità di cui dispone lo spennacchiato galletto: la voce da tenore.
A rendere ancora più tesa la relazione di “buon vicinato” è stato il tempismo del gallo… infatti anticipa sovente l’annuncio dell’alba e quindi, le visite di lamentela si fanno sempre più fitte e sempre meno amichevoli.
Credete al destino? Alcune cose ubbidiscono a segnali impercettibili… e un giorno uno dei nostri vicini, convinto che il problema del gallo fosse la noia, ci aiutò a ripristinare la vocazione originaria del CVM…
Infatti, un giorno assistiamo alla scena: una macchina scarica davanti al CVM una gallina dalle penne rossastre… e lei in un attimo si mostra subito decisa e irriducibile: vede il nostro galletto, lo insegue e alla fine lo raggiunge! Implacabile. Io avevo visto tutto mentre stavo salutando i colleghi perché stavo partendo per le vacanze estive.
Al mio rientro i Colleghi erano agitatissimi: 6 pulcini! Trovai tutti felici, una grande festa! Il CVM era tornato come all’origine!
Intanto la stagione progrediva e, fatalmente, un pomeriggio caldo, il cielo si adombrò e promise temporale. I pulcini avevano compiuto 12 giorni di vita e la mamma chioccia, allarmata, decise di indirizzarli al riparo sui rami dell’albicocco, fino ad allora autore di frutti deliziosi. Ogni pulcino venne condotto a un ramo diverso e, da quel momento, se ne impossessò. Per tutta la permanenza al Centro ogni ramo ebbe il suo legittimo abitante da proteggere, sempre lo stesso e, se mi credete, ognuno, abitudinario, si posizionava sempre dalla stessa parte, per dormire.
Si sa, i pulcini sembrano tutti uguali. Ma non lo sono. Infatti, non è così sorprendente che, poco tempo dopo, le voci che disturbavano le albe dei vicini… divennero DUE! Raddoppiarono anche le proteste.
E noi, da parte nostra, per corroborare la protesta civile già in atto, abbiamo fatto crescere l’ansia lasciando gli 8 pennuti liberi di circolare ovunque e, a volte, anche nella strada adiacente al CVM, senza alcun rispetto delle regole di precedenza.
In quel periodo, William M., uno studente modello fin dal primo anno di Università, accanito studioso di ogni specie animale, trovò la soluzione.
Ha recuperato un’immensa rete da cattura per animali selvatici, l’ha camuffata e l’ha distesa in giardino, ma solo dopo aver trovato a chi donare i pennuti: una proprietaria di allevamento equino, convinta vegana.
In trappola finirono i 2 cantanti, la chioccia e le gallinelle, quasi tutte.
L’unica a schivare la trappola fu la vispa rossina nota per la sua grande diffidenza, dotata di rostri lunghissimi, quasi da maschio, e che per questo si è conquistata di diritto il nome di Placidia e anche il titolo di “Galla”. Personalmente riuscii a toccarla solo una volta, dopo più di 16 anni di convivenza, e soltanto quando non riusciva più a guadagnare il suo “ramo da notte”, nonostante gli ausili predisposti per compensare la sua progressiva difficoltà data dall’età.
Quella volta, mi svenne tra le mani nel tentativo orgoglioso di fare un piccolo volo, e mi trovai tra le dita pochi grammi palpitanti di una creatura di sole penne… può sembrare una stranezza, ma ho provato gratitudine per la concessione: il suo dono.
Ora l’albicocco di Galla Placidia non dà più le sue squisite albicocche, ma rimane un rifugio per la difesa notturna dai gatti randagi in zona; da parecchio è ammalato e traballa, ma da Eroe, resta in piedi e tiene duro!! Siamo tosti, noi qui.
8 – Oggi il CVM è ancora accanto alle famiglie e ai loro animali
Oggi, a cinquant’anni dalla fondazione, il CVM inaugura una nuova fase all’insegna di evoluzione e consapevolezza, che guarda al futuro con grande rispetto per ciò che è stato costruito nel tempo.
In questi anni sono cambiate molte cose: la medicina veterinaria, le tecnologie, le esigenze delle famiglie… ma una cosa non è cambiata: il valore della relazione con le persone e con gli animali.
Abbiamo visto crescere i cuccioli, diventare anziani, abbiamo visto famiglie allargarsi, generazioni tornare da noi con un nuovo compagno di vita.
Abbiamo condiviso tanti momenti felici e anche momenti difficili. E in tutto questo tempo abbiamo imparato che la cura non è solo competenza clinica…
È ascolto.
È spiegare con parole chiare.
È prendersi il tempo necessario.
È esserci, sempre, anche tra una visita e l’altra.
Per i nostri clienti il CVM è stato, e continua a essere “il posto dove sentirsi capiti e seguiti nella nostra storia di amore per gli animali”.
La ripartenza.
Oggi il Centro Veterinario Milanese apre un nuovo capitolo della sua storia. Rinnoviamo spazi, servizi e organizzazione per offrire un’esperienza ancora più attenta, accessibile e continuativa.
Un’evoluzione che non nasce dal desiderio di cambiare ciò che funziona, ma dalla volontà di rispondere ancora meglio alle esigenze degli animali e delle loro famiglie.
Anche il team si è evoluto nel segno della continuità. I soci fondatori, i dottori Mariani e Bonfiglio, continuano a mettere la propria esperienza al servizio dei clienti e dei professionisti del CVM. Accanto a loro, il dottor Massimo Meroni, parte integrante del percorso di crescita del centro dal 1993, rappresenta oggi la figura di riferimento per la continuità clinica e organizzativa del CVM.
Tra le novità più significative ci sono molti servizi e trattamenti nuovi che coprono tutte le specializzazioni importanti per il benessere animale, un team di professionisti qualificati e riconosciuti, un’attenzione particolare alla medicina naturale e a strumenti nuovi, diagnosi di laboratorio con referti predisposti da medici certificati. E poi la disponibilità per garantire una presenza medica reale, organizzata e continuativa, per dare assistenza quando ce n’è più bisogno.
L’obiettivo rimane quello di sempre: offrire una medicina veterinaria competente e aggiornata, senza rinunciare all’attenzione verso le persone e alla qualità della relazione.
Perché ogni animale ha una storia. E ogni storia merita di essere accompagnata con competenza, responsabilità e continuità nel tempo.


